abbiamo imboccato la piccola e perpendicolarissima via XXXI maggio, dal Viale Mario Rapisardi. Andiamo piano… ecco subito a destra per via Pietro Maroncelli… possiamo sostare al numero “
E’ piuttosto larga la strada ed il parcheggio non sarà un problema. Tutti in ascensore non c’entriamo, quindi i più volenterosi che si propinino a piedi fino a terzo piano.
Dall’anonimo corridoio, solo di recente originalizzato da una lunga treccia di palloncini di varia cromatura attaccati al tetto; basta la fatica di tre passi corti per abbassare la maniglia della porta di legno bianco di scarsissima fattura subito a destra. Il mondo che vi si aprirà davanti non ha l’arroganza di essere da tutti carpito. Subito ci salterà addosso il letto disfatto dai sogni turbati della notte prima, con il coloratissimao telo da mare, che personalmente vi ho inchiodato nella parete che circonda da due lati il continente onirico. Leggermente a sinistra ci illumina la rifrazione solare che, tenue, entra dalla porta che da sul balcone, che a sua volta, gira attorno allo stabile. Mentre nella parete, sinistra dal letto, i frammenti attaccati sono dei più illogici; persino una latta porta bottiglia di wisky del Tennesy, dove il peso originale è, ovviamente, stato messo a dieta rigida.
Ancora a sinistra, nella stessa parete ci si può genuflettere davanti a quel grand’uomo delle sinistre e delle vere libertà, che è l’amico Ernesto.
Solo se l’occasione lo richiede, e si è entrati fino al centro della stanza, si può vedere il continente di gestione, che accoglie la parte comunicativa, che lega il mondo interno, alla stanza con quello esterno ad essa. Il PC la fa da padrone, con le pile di tazzine da caffè di diversi servizi, qualche fazzolettino, magari una o due scatole di sigarette vuote e matite, penne, libri e quaderni, fogli e forbicine. Nella parete sovrastante il monitor, si possono gustare ricordi stampati su supporto cartaceo, in schiere scomposte; quasi presentati alla vista da un leggero foular disposto in maniera avvolgente in un angolo della stanza.
Mentre dietro di voi ci sarà il lato delle cose che non uso, ne sposterò, mai; di cui specchi rotti, candele bruciacchiate, altri libri, utensili inutili.
E soltanto a questo punto, vi accorgerete del nastrino di carta che starete, inconsapevolmente, massacrando, che scende giù dal lampadario. E forse per il dubbio (delle cose che possono spuntare alla vostra attenzione) o per caso, scruterete anche il pavimento, lastricato di una scadentissima copertura cementizia.
Questo è il mondo che da più di un anno è diventato…. Il mio mondo… privato!







