
“Liberi, liberi siamo noi, però liberi da che cosa…”
Recitava, quasi un ventennio fa, una canzone di Vasco Rossi; non sorprende anche voi quanto attuale sia questa singola frase?
Quante volte hanno inneggiato alla libertà popoli interi, nel corso dei millenni. Da sempre per libertà si è inteso: “la condizione di chi non è prigioniero e non ha restrizioni, non è confinato o impedito. La libertà in senso più ampio è anche la facoltà dell'uomo di agire e di pensare in piena autonomia, è la condizione di chi può agire secondo le proprie scelte, in certi casi grazie ad un potere specifico riconosciutogli dalla legge.” (Wikipedia).
Pertanto colui che toglieva tale facoltà, lo faceva in maniera brusca ed ovviamente contro la volontà dell’altro che, nella maggior parte dei casi, era cosciente di questo.
Oggi, invece, vi siete mai chiesti se siamo davvero liberi?
Liberi di comprare ciò che ci pare, senza cadere nella trappola dei “consigli per gli acquisti”; di scegliere se entrare in guerra con uno stato o no, considerando che non si usa neanche più il termine “entrare in guerra”, ma si preferisce la più dolce frase “missione di pace” anche se sono i carri armati ad arrivare sui luoghi da pacificare; di spostarci per lavoro o divertimento davvero dove ci pare?
Personalmente non sarei sicuro del mio… SI!
Oggi si è complicato tutto, anche il modo di togliere quel principio fondamentale di qui parlavamo, che non mi va neanche di citare più, talmente è stato aberrato il suo vero senso!
Sono sempre i potenti di turno ad attuare qualunque squallida strategia per privarcene, ma adesso lo fanno in modo diverso. Non sono più plateali, ne usano la forza fisica (con le dovute eccezioni). Hanno affinato la tecnica, ci strumentalizzano con la dolcezza, ammaliandoci, e poi ci reputano “la stupida massa” o come target, obbiettivo. Siamo noi oggi gli obbiettivi sensibili su cui mirano.
Ci bombardano di pubblicità, veicolandoci verso i loro negozi ad ingrossare il loro potere economico già enorme, ci vendono e ci ricomprano infiocchettati come bei regalini riempiendoci della speranza che “lavorano per noi”.
L’ italia tutta ormai è divenuta la colonia di qualcun altro.
Anche se l’informazione nazionale ci mostra come liberi ed in progresso, ma basta dare un’occhi alla nostra Italietta da un obbiettivo esterno per accorgersi che non è realmente così.
Il giornalista Richard Perle, in un articolo sul Financial Times del 16 marzo 2006, ci ha sapientemente descritti come un paese che sta seguendo a buon ritmo la strada dell’Argentina, verso la rovina.
Inoltre i capitali provenienti dall’estero, sono sempre stati favoriti dai nostri cari governi, rendendo così la maggior parte delle nostre grandi aziende in mano straniera, anche se la nostra economia, già debole, è destinata a galleggiare (nel migliore dei casi) seguendo questa via.
A monte di ciò stanno le scelte e le imposizioni americane che vanno a modellare, non solo i nostri stili di vita ma anche le nostre costituzioni (vedi legge Biagi, che legalizza lo sfruttamento dei lavoratori).
“Liberi, liberi non siam più…” sarebbe meglio dire oggi!






